La verita’ sulla guerra più’ lunga della storia americana
Si tratta della maggiore fuga di notizie della storia militare americana: una quantità enorme di documenti da cui emerge un’immagine devastante di quello che è effettivamente successo in Afghanistan.
Truppe che uccidono centinaia di civili in scontri tenuti segreti, attacchi dei talebani che rafforzano la Nato e alimentano la guerriglia nei vicini Pakistan e Iran. Sono solo alcuni dei dati scioccanti che si trovano nei rapporti.
Civili morti di cui non si è mai saputo nulla, un’unità segreta incaricata di «uccidere o catturare» ogni talebano senza alcun processo, i droni Reaper telecomandati a distanza da una base del Nevada, la collaborazione tra i servizi segreti pakistani (Isi) e i talebani.
Tra le carte emerge, tra l’altro, che il Pakistan, ufficialmente alleato degli Stati Uniti, ha permesso a funzionari dei suoi servizi segreti di incontrare direttamente i capi talebani in riunioni segrete per organizzare reti di gruppi militanti contro i soldati americani, e mettere a punto complotti per eliminare leader afghani.
Viene rivelato inoltre che l’intelligence pakistana (Directorate for Inter-Services-Intelligence) faceva il doppio gioco lavorando anche al fianco di Al Qaeda per progettare attacchi.
Per la prima volta emerge che i talebani usano missili portatili a ricerca di calore contro gli aerei della Nato, come gli Stinger che la Cia fornì ai mujaheedin di Osama bin Laden per combattere contro i sovietici negli anni ’80.
Dall’arrivo di Obama alla Casa Bianca le truppe Usa usano molti più droni (aerei senza piloti) malgrado le loro performance siano meno apprezzabili di quanto affermato ufficialmente. Alcuni si sono infatti schiantati al suolo o scontrati in volo, costringendo le truppe americane ad intraprendere rischiosissime operazioni di recupero prima che i talebani riuscissero ad impadronirsi dell’armamento e della tecnologia.
La Cia ha allargato le operazioni paramilitari in Afghanistan e, dal 2001 al 2008, ha finanziato l’intelligence afghana, trattandola come una sua affiliata virtuale.
La coalizione sta usando sempre più le armi letali Reaper per fulminare gli obiettivi talebani in modo telediretto da una base del Nevada.
Washington vuole ignorare il doppio gioco di Islambad. Secondo i documenti citati, anche l’amministrazione Obama, malgrado le numerose minacce di intervento diretto, non ha cambiato nulla. Questo mese il segretario di Stato, Hillary Clinton, ha annunciato altri 500 milioni di dollari in aiuti a Islamabad, definendo Usa e Pakistan «partner uniti da una causa comune».
Amara la considerazione finale: «dopo aver speso 300 miliardi di dollari in Afghanistan, gli studenti coranici sono più forti ora di quanto non lo fossero nel 2001».
Sul sito web dell «New York Times» — che insieme al britannico «The Guardian» e al tedesco «Der Spiegel» ha avuto accesso ai documenti forniti da WikiLeaks diverse settimane fa — sono pubblicati i rapporti più interessanti. Il quotidiano newyorchese ha cominciato a fare uscire, a partire da lunedì scorso, un’inchiesta a puntate frutto di due anni di lavoro di due giornalisti sui legami tra le agenzie di intelligence Usa e le società di contractors, a cui venivano affidate le operazioni più sporche.
http://wikileaks.org/wiki/Afghan_War_Diary,_2004-2010
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