Siamo liberi, ma non siamo felici

di Gior­gio Bocca (17 giu­gno 2011)

Il li­bro di Mauro e Za­gre­bel­sky ci ri­corda l’importanza vi­tale della de­mo­cra­zia. Hanno ra­gione, ma l’assenza di dit­ta­tura non ba­sta se poi sof­fo­chiamo sotto il peso dell’avidità e de­gli in­te­ressi per­so­nali che si so­sti­tui­scono alla ri­cerca del bene co­mune Nel loro dia­logo sulla fe­li­cità della de­mo­cra­zia Ezio Mauro e Gu­stavo Za­gre­bel­sky af­fer­mano la su­pe­rio­rità di una forma di so­cietà che con­sente a tutti, non solo ai po­chi pri­vi­le­giati, di pen­sare, di co­mu­ni­care, di scri­vere, di fare af­fari come po­li­tica, di esi­stere in li­bertà senza tema del po­li­ziotto che ti suona alla porta all’alba, delle spie che ri­fe­ri­scono le tue pa­role agli intolleranti.

Chi ha avuto l’esperienza di vi­vere in en­trambe le so­cietà, la li­bera e l’autoritaria, ri­corda molto bene che il duro prezzo da pa­gare nella se­conda non era sem­pre la ga­lera o la pri­va­zione delle li­bertà in­di­vi­duali, ma l’umiliazione con­ti­nua di do­ver men­tire o ta­cere, di do­ver es­sere muto di fronte alle più sfac­ciate vio­la­zioni della ve­rità e della ra­gione. Né ho un ri­cordo vivissimo.

Si era nei giorni della guerra con­tro la Gre­cia, la spe­di­zione as­surda vo­luta dal clan Ciano-Mussolini solo per ten­tare un’impari com­pe­ti­zione con le guerre lampo dei na­zi­sti in Po­lo­nia e in Nor­ve­gia. E in­vece di un fa­cile suc­cesso era stata una ri­ti­rata e sa­rebbe stata fa­tale se gli al­pini della Ju­lia non aves­sero fatto ba­luardo. Al con­fine tra Ita­lia e Fran­cia, a Men­tone, i fran­cesi ave­vano espo­sto dei car­telli ir­ri­denti: «Grecs arretez-vous, içi France».

E in uno di quei giorni di umi­lia­zione e di ver­go­gna il fe­de­rale fa­sci­sta della mia città ci aveva ra­du­nato in un tea­tro per ri­sol­le­vare gli animi, e men­tre di­ceva le men­zo­gne della pro­pa­ganda, il fa­moso «adesso viene il bello», io in pla­tea fra gli al­tri stu­denti avevo vo­glia di al­zarmi a gri­dare: «No, non è vero, que­sta è una guerra già persa, il no­stro riarmo è solo un bluff, le ar­ti­glie­rie che ave­vate pro­messo non ci sono, l’aviazione non si è mossa nep­pure du­rante la spe­di­zione fran­cese nelle ac­que di Ge­nova». E in­vece ta­cevo, per­ché­come tutti avevo paura di fi­nire in ga­lera o al con­fino. E su­bivo tutta l’umiliazione di ta­cere che è la peg­gior cosa che ci sia in una so­cietà autoritaria.

Hanno toc­cato un ta­sto giu­sto Mauro e Za­gre­bel­sky par­lando della fe­li­cità della de­mo­cra­zia, la fe­li­cità di es­sere, di sen­tirsi uo­mini li­beri. Tutti, li­beri di vi­vere la vita nelle sue in­fi­nite forme, di ma­ni­fe­stare, di rea­liz­zarsi come cit­ta­dini, di as­su­mere di­ritti e do­veri. Que­sta fe­li­cità non è un bene astratto o uno stato ideale ir­rea­liz­za­bile, è qual­cosa di estre­ma­mente con­creto e co­gente, qual­cosa che ha spro­nato una ge­ne­ra­zione a vo­lere e a fare la guerra par­ti­giana, la guerra di li­be­ra­zione da­gli oc­cu­panti tedeschi.

Viene pro­prio da dire dell’Italia di oggi che que­sta ric­chezza in buona parte so­prav­vive, quo­ti­dia­na­mente né go­diamo, stanno però cre­scendo gli im­pe­di­menti di quel po­tere for­tis­simo che è il de­naro, gli in­te­ressi per­so­nali, il peso di con­trollo e di sof­fo­ca­mento pro­gres­sivo che gli in­te­ressi ma­te­riali hanno so­sti­tuito al bi­no­mio giu­sti­zia e li­bertà, che è l’essenza della democrazia.

Ho sen­tito dire da amici que­sta amara ri­fles­sione: siamo li­beri ma la me­dio­crità della vita ci sta sof­fo­cando. Apro la te­le­vi­sione, i gior­nali, ascolto le ra­dio: è una ma­rea di fal­sità e di stu­pi­dità che non ci dà tre­gua. Se­guo i di­bat­titi po­li­tici, un bla bla bla ri­pe­ti­tivo, pa­role elu­sive prive di senso, una re­cita che ha dell’osceno per­ché­ca­pi­sci be­nis­simo che i buoni in­tenti sono una co­per­tura, un di­ver­sivo, e che al con­tra­rio tutti pen­sano ai buoni af­fari. Da cui una sorta di nau­sea per la po­li­tica in ge­ne­rale, vis­suta come un co­los­sale in­ganno e presa in giro, con quel pre­si­dente vir­tuoso che con­ti­nua nelle buone pre­di­che men­tre at­torno a lui ogni giorno, a ogni ora c’è qual­cuno che ruba o malversa.

La de­mo­cra­zia è il modo mi­gliore di vi­vere as­so­ciati, le sue forme sono le mi­gliori, le sue ra­gioni inop­pu­gna­bili, ma se la­scia che gli in­te­ressi pri­vati pre­val­gano sui ge­ne­rali può di­ven­tare og­getto di fe­roci cri­ti­che e di odio, come all’inizio del se­colo scorso, quando l’odio per la de­mo­cra­zia di­vam­pava in tutta Eu­ropa e creava i mo­stri del fascismo.


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