Proposta di legge iniziativa popolare per l’Acqua Pubblica

Il futuro dell'acqua pubblica?
Il futuro dell'acqua pubblica?

Il fu­turo dell’acqua pubblica?

Di se­guito il te­sto di Pro­po­sta di Legge di ini­zia­tiva Po­po­lare (sot­to­scritto da più di 400.000 cit­ta­dini — firme de­po­si­tate nel Lu­glio 2007) dal ti­tolo “Prin­cipi per la tu­tela, il go­verno e la ge­stione pub­blica delle ac­que e di­spo­si­zioni per la ri­pub­bli­ciz­za­zione del Ser­vi­zio Idrico”.

Il Par­la­mento ita­liano, no­no­stante i no­te­voli sforzi pro­fusi dalle as­so­cia­zioni e i sin­goli fa­centi parte del Fo­rum Ita­liano dei Mo­vi­menti per l’Acqua, non di­mo­strò al­cun in­te­resse o at­ten­zione in merito.

Da qui lo sde­gno e lo slan­cio per la rac­colta firme per in­dire un re­fe­ren­dum spe­ci­fico atto a can­cel­lare le nor­ma­tive at­tuali che imn­pon­gono il con­cetto di ac­qua come Merce e la sua ge­stione pri­va­ti­stica. (vedi sto­ria e do­cu­menti su http://www.acquabenecomune.org)

PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE CONCERNENTE:

PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

Ar­ti­colo 1 (Finalità)

  1. La pre­sente legge, ai sensi dell’art. 117, let­tere m) ed s), della Co­sti­tu­zione, detta i prin­cipi con cui deve es­sere uti­liz­zato, ge­stito e go­ver­nato il pa­tri­mo­nio idrico nazionale.

  2. La pre­sente legge si pre­figge l’obiettivo di fa­vo­rire la de­fi­ni­zione di un go­verno pub­blico e par­te­ci­pa­tivo del ci­clo in­te­grato dell’acqua, in grado di ga­ran­tirne un uso so­ste­ni­bile e solidale.

Ar­ti­colo 2 (Prin­cipi generali)

  1. L’acqua è un bene na­tu­rale e un di­ritto umano uni­ver­sale. La di­spo­ni­bi­lità e l’accesso in­di­vi­duale e col­let­tivo all’acqua po­ta­bile sono ga­ran­titi in quanto di­ritti ina­lie­na­bili ed in­vio­la­bili della persona.

  2. L’acqua è un bene fi­nito, in­di­spen­sa­bile all’esistenza di tutti gli es­seri vi­venti. Tutte le ac­que su­per­fi­ciali e sot­ter­ra­nee sono pub­bli­che e non mer­ci­fi­ca­bili e co­sti­tui­scono una ri­sorsa che è sal­va­guar­data ed uti­liz­zata se­condo cri­teri di so­li­da­rietà. Qual­siasi uso delle ac­que è ef­fet­tuato sal­va­guar­dando le aspet­ta­tive e i di­ritti delle ge­ne­ra­zioni fu­ture a fruire di un in­te­gro pa­tri­mo­nio am­bien­tale. Gli usi delle ac­que sono in­di­riz­zati al ri­spar­mio e al rin­novo delle ri­sorse per non pre­giu­di­care il pa­tri­mo­nio idrico, la vi­vi­bi­lità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora ac­qua­ti­che, i pro­cessi geo­mor­fo­lo­gici e gli equi­li­bri idrogeologici.

  3. L’uso dell’acqua per l’alimentazione e l’igiene umana è prio­ri­ta­rio ri­spetto agli al­tri usi del me­de­simo corpo idrico su­per­fi­ciale o sot­ter­ra­neo. Come tale, deve es­sere sem­pre ga­ran­tito, an­che at­tra­verso po­li­ti­che di pia­ni­fi­ca­zione de­gli in­ter­venti che con­sen­tano re­ci­pro­cità e mu­tuo aiuto tra ba­cini idro­gra­fici con di­spa­rità di di­spo­ni­bi­lità della ri­sorsa. Gli al­tri usi sono am­messi quando la ri­sorsa è suf­fi­ciente e a con­di­zione che non le­dano la qua­lità dell’acqua per il con­sumo umano.

  4. L’uso dell’acqua per l’agricoltura e l’alimentazione ani­male è prio­ri­ta­rio ri­spetto agli al­tri usi, ad ec­ce­zione di quello di cui al comma 3.

  5. Tutti i pre­lievi di ac­qua de­vono es­sere mi­su­rati a mezzo di un con­ta­tore a norma UE for­nito dall’autorità com­pe­tente e in­stal­lato a cura dell’utilizzatore se­condo i cri­teri sta­bi­liti dall’autorità stessa.

Ar­ti­colo 3 (Prin­cipi re­la­tivi alla tu­tela e alla pianificazione)

  1. Per ogni ba­cino idro­gra­fico viene pre­di­spo­sto un bi­lan­cio idrico en­tro due anni dall’entrata in vi­gore della pre­sente legge. Il bi­lan­cio idrico viene re­ce­pito ne­gli atti e ne­gli stru­menti di pia­ni­fi­ca­zione con­cer­nenti la ge­stione dell’acqua e del ter­ri­to­rio e deve es­sere ag­gior­nato periodicamente.

  2. En­tro sei mesi dall’entrata in vi­gore della pre­sente legge il Mi­ni­stero dell’Ambiente e della Tu­tela del Ter­ri­to­rio, sen­tita la Con­fe­renza Stato-Regioni, in­di­vi­dua per de­creto l’autorità re­spon­sa­bile per la re­da­zione e l’approvazione dei bi­lanci idrici di ba­cino e i re­la­tivi cri­teri per la loro re­da­zione se­condo i prin­cipi con­te­nuti nella Di­ret­tiva 60/2000/CE al fine di assicurare:

a) il di­ritto all’acqua;

b) l’equilibrio tra pre­lievi e ca­pa­cità na­tu­rale di ri­co­sti­tu­zione del pa­tri­mo­nio idrico;

c) la pre­senza di una quan­tità mi­nima di ac­qua, in re­la­zione an­che alla na­tu­rale di­na­mica idro­geo­lo­gica ed eco­lo­gica, ne­ces­sa­ria a per­met­tere il man­te­ni­mento di bio­ce­nosi au­toc­tone e il rag­giun­gi­mento de­gli obiet­tivi di qua­lità am­bien­tale, per ga­ran­tire la tu­tela e la fun­zio­na­lità de­gli eco­si­stemi ac­qua­tici naturali.

  1. Al fine di fa­vo­rire la par­te­ci­pa­zione de­mo­cra­tica, lo Stato e gli enti lo­cali ap­pli­cano nella re­da­zione de­gli stru­menti di pia­ni­fi­ca­zione quanto pre­vi­sto dall’articolo 14 della Di­ret­tiva 2000/60 CE su “in­for­ma­zione e con­sul­ta­zione pubblica”.

  2. Il ri­la­scio o il rin­novo di con­ces­sioni di pre­lievo di ac­que deve es­sere vin­co­lato al ri­spetto delle prio­rità, così come sta­bi­lite all’articolo 2, commi 3 e 4, e alla de­fi­ni­zione del bi­lan­cio idrico di ba­cino, cor­re­dato da una pia­ni­fi­ca­zione delle de­sti­na­zioni d’uso delle ri­sorse idriche.

  3. Fatti salvi i pre­lievi de­sti­nati al con­sumo umano per il sod­di­sfa­ci­mento del di­ritto all’acqua, il ri­la­scio o il rin­novo di con­ces­sioni di pre­lievo di ac­que deve con­si­de­rare il prin­ci­pio del re­cu­pero dei co­sti re­la­tivi ai ser­vizi idrici, com­presi i co­sti am­bien­tali e re­la­tivi alle ri­sorse sod­di­sfa­cendo in par­ti­co­lare il prin­ci­pio “chi in­quina paga”, così come pre­vi­sto dall’articolo 9 della Di­ret­tiva 2000/60 CE , fermo re­stando quanto sta­bi­lito all’articolo 8 della pre­sente legge. Per esi­genze am­bien­tali o so­ciali gli Enti pre­po­sti alla pia­ni­fi­ca­zione della ge­stione dell’acqua pos­sono co­mun­que di­sporre li­miti al ri­la­scio o al rin­novo delle con­ces­sioni di pre­lievo dell’acqua an­che in pre­senza di re­mu­ne­ra­zione dell’intero costo.

  4. In as­senza di quanto pre­vi­sto dai commi 1, 2, 3 e 4 non pos­sono es­sere ri­la­sciate nuove con­ces­sioni e quelle esi­stenti de­vono es­sere sot­to­po­ste a re­vi­sione annuale.

  5. Le ac­que che, per le loro ca­rat­te­ri­sti­che qua­li­ta­tive, sono de­fi­nite “de­sti­na­bili all’uso umano”, non de­vono di norma es­sere uti­liz­zate per usi di­versi. Pos­sono es­sere de­sti­nate ad usi di­versi solo se non siano pre­senti al­tre ri­sorse idri­che, nel qual caso l’ammontare del re­la­tivo ca­none di con­ces­sione è decuplicato.

  6. Per tutti i corpi idrici deve es­sere ga­ran­tita la con­ser­va­zione o il rag­giun­gi­mento di uno stato di qua­lità vi­cino a quello na­tu­rale en­tro l’anno 2015 come pre­vi­sto dalla Di­ret­tiva 60/2000/CE attraverso:

il con­trollo e la re­go­la­zione de­gli sca­ri­chi idrici;

l’uso cor­retto e ra­zio­nale delle acque;

l’uso cor­retto e ra­zio­nale del territorio.

  1. Le con­ces­sioni al pre­lievo e le au­to­riz­za­zioni allo sca­rico per gli usi dif­fe­renti da quello po­ta­bile pos­sono es­sere re­vo­cate dall’autorità com­pe­tente, an­che prima della loro sca­denza am­mi­ni­stra­tiva, se è ve­ri­fi­cata l’esistenza di gravi pro­blemi qua­li­ta­tivi e quan­ti­ta­tivi al corpo idrico in­te­res­sato. In tali casi non sono do­vuti ri­sar­ci­menti di al­cun ge­nere, salvo il rim­borso de­gli oneri per il ca­none di con­ces­sione delle ac­que non prelevate.

  2. I piani d’ambito di cui all’articolo 149 del d. lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 de­vono es­sere ag­gior­nati ade­guan­doli ai prin­cipi della pre­sente legge e alle in­di­ca­zioni de­gli spe­ci­fici stru­menti pia­ni­fi­ca­tori di cui ai commi precedenti.

  3. Dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, nes­suna nuova con­ces­sione per sfrut­ta­mento, im­bot­ti­glia­mento e uti­liz­za­zione di sor­genti, fonti, ac­que mi­ne­rali o corpi idrici ido­nei all’uso po­ta­bile può es­sere ri­la­sciata, se in con­tra­sto con quanto pre­vi­sto nel pre­sente articolo.

Ar­ti­colo 4 (Prin­cipi re­la­tivi alla ge­stione del ser­vi­zio idrico)

  1. In con­si­de­ra­zione dell’esigenza di tu­te­lare il pub­blico in­te­resse allo svol­gi­mento di un ser­vi­zio es­sen­ziale, con si­tua­zione di mo­no­po­lio na­tu­rale (art. 43 Co­sti­tu­zione), il ser­vi­zio idrico in­te­grato è da con­si­de­rarsi ser­vi­zio pub­blico lo­cale privo di ri­le­vanza economica.

  2. La ge­stione del ser­vi­zio idrico in­te­grato è sot­tratta al prin­ci­pio della li­bera con­cor­renza, è rea­liz­zata senza fi­na­lità lu­cra­tive, per­se­gue fi­na­lità di ca­rat­tere so­ciale e am­bien­tale, ed è fi­nan­ziata at­tra­verso mec­ca­ni­smi di fi­sca­lità ge­ne­rale e spe­ci­fica e mec­ca­ni­smi tariffari.

  3. Il pre­sente ar­ti­colo im­pe­gna il Go­verno ita­liano all’interno di qual­siasi Trat­tato o Ac­cordo internazionale.

Ar­ti­colo 5 (Go­verno pub­blico del ci­clo in­te­grato dell’acqua)

  1. Al fine di sal­va­guar­dare l’unitarietà e la qua­lità del ser­vi­zio, la ge­stione delle ac­que av­viene me­diante ser­vi­zio idrico in­te­grato, così come de­fi­nito dalla parte terza del de­creto le­gi­sla­tivo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in ma­te­ria ambientale).

  2. Gli ac­que­dotti, le fo­gna­ture, gli im­pianti di de­pu­ra­zione e le al­tre in­fra­strut­ture e do­ta­zioni pa­tri­mo­niali af­fe­renti al ser­vi­zio idrico in­te­grato co­sti­tui­scono il ca­pi­tale tec­nico ne­ces­sa­rio e in­di­spen­sa­bile per lo svol­gi­mento di un pub­blico ser­vi­zio e sono pro­prietà de­gli enti lo­cali, i quali non pos­sono ce­derla. Tali beni sono as­sog­get­tati al ré­gime pro­prio del de­ma­nio pub­blico ai sensi dell’art. 822 del co­dice ci­vile e ad essi si ap­plica la di­spo­si­zione dell’art. 824 del co­dice ci­vile. Essi, per­tanto, sono ina­lie­na­bili e gra­vati dal vin­colo per­pe­tuo di de­sti­na­zione ad uso pubblico.

  3. La ge­stione e l’erogazione del ser­vi­zio idrico in­te­grato non pos­sono es­sere se­pa­rate e pos­sono es­sere af­fi­date esclu­si­va­mente ad enti di di­ritto pubblico.

Ar­ti­colo 6 (Ri­pub­bli­ciz­za­zione della ge­stione del ser­vi­zio idrico in­te­grato — de­ca­denza delle forme di ge­stione — fase transitoria)

  1. Dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge non sono pos­si­bili ac­qui­si­zioni di quote azio­na­rie di so­cietà di ge­stione del ser­vi­zio idrico integrato.

  2. Tutte le forme di ge­stione del ser­vi­zio idrico af­fi­date in con­ces­sione a terzi in es­sere alla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, se non de­ca­dute per con­tratto, de­ca­dono alla me­de­sima data.

  3. Tutte le forme di ge­stione del ser­vi­zio idrico af­fi­date a so­cietà a ca­pi­tale mi­sto pubblico-privato in es­sere alla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, se non de­ca­dute per con­tratto, av­viano il pro­cesso di tra­sfor­ma­zione — pre­vio re­cesso del set­tore ac­qua e scor­poro del ramo d’azienda re­la­tivo, in caso di ge­stione di una plu­ra­lità di ser­vizi — in so­cietà a ca­pi­tale in­te­ra­mente pub­blico. Detto pro­cesso deve com­ple­tarsi en­tro due anni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge.

  4. Le so­cietà ri­sul­tanti dal pro­cesso di tra­sfor­ma­zione di cui al comma 3 pos­sono ope­rare alle se­guenti vin­co­lanti condizioni:

a) di­vieto di ces­sione di quote di ca­pi­tale a qual­siasi titolo;

b) eser­ci­zio della pro­pria at­ti­vità in via esclu­siva nel ser­vi­zio affidato;

c) ob­bligo di sot­to­stare a con­trollo da parte de­gli enti af­fi­danti ana­logo a quello da­gli stessi eser­ci­tato sui ser­vizi a ge­stione diretta;

d) ob­bligo di tra­sfor­ma­zione in enti di di­ritto pub­blico en­tro tre anni dalla data di costituzione.

  1. Tutte le forme di ge­stione del ser­vi­zio idrico af­fi­date a so­cietà a ca­pi­tale in­te­ra­mente pub­blico in es­sere alla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, se non de­ca­dute per con­tratto, com­ple­tano il pro­cesso di tra­sfor­ma­zione in enti di di­ritto pub­blico en­tro un anno dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge.

  2. Per le forme di ge­stione del ser­vi­zio idrico di cui al comma 5, che ri­spet­tano le con­di­zioni vin­co­lanti di cui al comma 4, let­tere a), b), e c), il ter­mine di cui al comma 5 è pro­ro­ga­bile fino a un mas­simo di sette anni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge.

  3. In caso di man­cata os­ser­vanza di quanto sta­bi­lito dal pre­sente ar­ti­colo, il Go­verno eser­cita i po­teri so­sti­tu­tivi sta­bi­liti dalla legge.

  4. Con de­creto dei mi­ni­stri com­pe­tenti da ema­nare en­tro sei mesi dall’entrata in vi­gore della pre­sente legge, sen­tita la Con­fe­renza uni­fi­cata di cui all’articolo 8 del de­creto le­gi­sla­tivo 28 ago­sto 1997, n. 281, sono de­fi­niti i cri­teri e le mo­da­lità alle quali le Re­gioni e gli enti lo­cali de­vono at­te­nersi per ga­ran­tire la con­ti­nuità del ser­vi­zio e la qua­lità dello stesso du­rante la fase tran­si­to­ria di cui al pre­sente ar­ti­colo, as­si­cu­rando la tra­spa­renza e la par­te­ci­pa­zione dei la­vo­ra­tori e dei cit­ta­dini ai re­la­tivi controlli.

Ar­ti­colo 7 (Isti­tu­zione del Fondo Na­zio­nale per la ri­pub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico integrato)

  1. Al fine di at­tuare i pro­cessi di tra­sfe­ri­mento di ge­stione di cui all’articolo 6, è isti­tuito presso il Mi­ni­stero dell’Ambiente e della Tu­tela del Ter­ri­to­rio il Fondo Na­zio­nale per la ri­pub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico in­te­grato. Il Fondo Na­zio­nale è ali­men­tato dalle ri­sorse fi­nan­zia­rie di cui all’articolo 12.

  2. En­tro no­vanta giorni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, il Go­verno emana un ap­po­sito re­go­la­mento per di­sci­pli­nare le mo­da­lità di ac­cesso al Fondo di cui al comma 1.

Ar­ti­colo 8 (Fi­nan­zia­mento del ser­vi­zio idrico integrato)

  1. Il ser­vi­zio idrico in­te­grato è fi­nan­ziato at­tra­verso la fi­sca­lità ge­ne­rale e spe­ci­fica e la tariffa.

  2. I fi­nan­zia­menti re­pe­riti at­tra­verso il ri­corso alla fi­sca­lità ge­ne­rale sono de­sti­nati a co­prire parte dei co­sti di in­ve­sti­mento e i co­sti di ero­ga­zione del quan­ti­ta­tivo mi­nimo vi­tale ga­ran­tito, come de­fi­nito all’articolo 9, comma 3. Ad essi vanno de­sti­nate ri­sorse come sta­bi­lito all’articolo 12.

Ar­ti­colo 9 (Fi­nan­zia­mento del ser­vi­zio idrico in­te­grato at­tra­verso la tariffa )

  1. Con ap­po­sito de­creto, da ema­nare en­tro no­vanta giorni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, il Go­verno de­fi­ni­sce il me­todo per la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato per tutti gli usi dell’acqua, nel ri­spetto di quanto con­te­nuto nel pre­sente articolo.

  2. Si de­fi­ni­sce uso do­me­stico ogni uti­lizzo d’acqua atto ad as­si­cu­rare il fab­bi­so­gno in­di­vi­duale per l’alimentazione e l’igiene per­so­nale. La ta­riffa per l’uso do­me­stico deve co­prire i co­sti or­di­nari di eser­ci­zio del ser­vi­zio idrico in­te­grato ad ec­ce­zione del quan­ti­ta­tivo mi­nimo vi­tale ga­ran­tito, di cui al comma 3.

  3. L’erogazione gior­na­liera per l’alimentazione e l’igiene umana, con­si­de­rata di­ritto umano e quan­ti­ta­tivo mi­nimo vi­tale ga­ran­tito è pari a 50 li­tri per per­sona. E’ gra­tuita e co­perta dalla fi­sca­lità generale.

  4. L’erogazione del quan­ti­ta­tivo mi­nimo vi­tale ga­ran­tito non può es­sere so­spesa. In caso di mo­ro­sità nel pa­ga­mento, il ge­store prov­vede ad in­stal­lare ap­po­sito mec­ca­ni­smo li­mi­ta­tore dell’erogazione, ido­neo a ga­ran­tire esclu­si­va­mente la for­ni­tura gior­na­liera es­sen­ziale di 50 li­tri al giorno per persona.

  5. Per le fa­sce di con­sumo do­me­stico su­pe­riori a 50 li­tri gior­na­lieri per per­sona, le nor­ma­tive re­gio­nali do­vranno in­di­vi­duare fa­sce ta­rif­fa­rie ar­ti­co­late per sca­glioni di con­sumo te­nendo conto:

a) del red­dito individuale;

b) della com­po­si­zione del nu­cleo familiare;

c) della quan­tità dell’acqua erogata;

d) dell’esigenza di ra­zio­na­liz­za­zione dei con­sumi e di eli­mi­na­zione de­gli sprechi.

  1. Le nor­ma­tive re­gio­nali do­vranno inol­tre de­fi­nire tetti di con­sumo in­di­vi­duale, co­mun­que non su­pe­riori a 300 li­tri gior­na­lieri per abi­tante, ol­tre i quali l’utilizzo dell’acqua è as­si­mi­lato all’uso com­mer­ciale; di con­se­guenza la ta­riffa è com­mi­su­rata a tale uso e l’erogazione dell’acqua è re­go­lata se­condo i prin­cipi di cui all’articolo 2.

  2. Le ta­riffe per tutti gli usi de­vono es­sere de­fi­nite te­nendo conto dei prin­cipi di cui all’articolo 9 della Di­ret­tiva 2000/60 CE e de­vono con­tem­plare, con ec­ce­zione per l’uso do­me­stico, una com­po­nente ag­giun­tiva di co­sto per compensare:

a) la co­per­tura par­ziale dei co­sti di investimento;

b) le at­ti­vità di de­pu­ra­zione o di ri­qua­li­fi­ca­zione am­bien­tale ne­ces­sa­rie per com­pen­sare l’impatto delle at­ti­vità per cui viene con­cesso l’uso dell’acqua;

c) la co­per­tura dei co­sti re­la­tivi alle at­ti­vità di pre­ven­zione e controllo.

Ar­ti­colo 10 (Go­verno par­te­ci­pa­tivo del ser­vi­zio idrico integrato)

  1. Al fine di as­si­cu­rare un go­verno de­mo­cra­tico della ge­stione del ser­vi­zio idrico in­te­grato, gli enti lo­cali adot­tano forme di de­mo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva che con­fe­ri­scano stru­menti di par­te­ci­pa­zione at­tiva alle de­ci­sioni su­gli atti fon­da­men­tali di pia­ni­fi­ca­zione, pro­gram­ma­zione e ge­stione ai la­vo­ra­tori del ser­vi­zio idrico in­te­grato e agli abi­tanti del ter­ri­to­rio. En­tro sei mesi dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, le re­gioni de­fi­ni­scono, at­tra­verso nor­ma­tive di in­di­rizzo, le forme e le mo­da­lità più ido­nee ad as­si­cu­rare l’esercizio di que­sto diritto.

  2. Ai sensi dell’articolo 8 d. lgs. 267/2000, gli stru­menti di de­mo­cra­zia par­te­ci­pa­tiva di cui al comma 1 de­vono es­sere di­sci­pli­nati ne­gli Sta­tuti dei Comuni.

  3. En­tro sei mesi dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge il Go­verno de­fi­ni­sce la Carta Na­zio­nale del Ser­vi­zio Idrico In­te­grato, al fine di ri­co­no­scere il di­ritto all’acqua, come de­fi­nito all’articolo 9, comma 3, e fis­sare i li­velli e gli stan­dard mi­nimi di qua­lità del ser­vi­zio idrico in­te­grato. La Carta Na­zio­nale del Ser­vi­zio Idrico In­te­grato di­sci­plina, al­tresì, le mo­da­lità di vi­gi­lanza sulla cor­retta ap­pli­ca­zione della stessa, de­fi­nendo le even­tuali san­zioni applicabili.

Ar­ti­colo 11 (Fondo Na­zio­nale di so­li­da­rietà internazionale)

  1. Al fine di fa­vo­rire l’accesso all’acqua po­ta­bile per tutti gli abi­tanti del pia­neta, e di con­tri­buire alla co­sti­tu­zione di una fi­sca­lità ge­ne­rale uni­ver­sale che lo ga­ran­ti­sca, è isti­tuito il Fondo Na­zio­nale di so­li­da­rietà in­ter­na­zio­nale da de­sti­nare a pro­getti di so­ste­gno all’accesso all’acqua, ge­stiti at­tra­verso forme di coo­pe­ra­zione de­cen­trata e par­te­ci­pata dalle co­mu­nità lo­cali dei paesi di ero­ga­zione e dei paesi di de­sti­na­zione, con l’esclusione di qual­si­vo­glia pro­fitto o in­te­resse privatistico.

  2. Il Fondo si av­vale, fra le al­tre, delle se­guenti risorse:

a) pre­lievo in ta­riffa di 1 cen­te­simo di Euro per me­tro cubo di ac­qua ero­gata a cura del ge­store del ser­vi­zio idrico integrato;

b) pre­lievo fi­scale na­zio­nale di 1 cen­te­simo di Euro per ogni bot­ti­glia di ac­qua mi­ne­rale commercializzata.

  1. En­tro no­vanta giorni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, il Go­verno emana un ap­po­sito re­go­la­mento per di­sci­pli­nare le mo­da­lità di ac­cesso al Fondo di cui al comma 1.

Ar­ti­colo 12 (Di­spo­si­zione finanziaria)

  1. La co­per­tura fi­nan­zia­ria della pre­sente legge, per quanto at­tiene alla fi­sca­lità ge­ne­rale, di cui all’articolo 8, comma2, e al Fondo Na­zio­nale per la ri­pub­bli­ciz­za­zione del ser­vi­zio idrico in­te­grato, di cui all’articolo 7, comma 1, è ga­ran­tita attraverso:

a) la de­sti­na­zione, in sede di ap­pro­va­zione della Legge Fi­nan­zia­ria, di una quota an­nuale di ri­sorse non in­fe­riore al 5% delle somme de­sti­nate nell’anno fi­nan­zia­rio 2005 alle spese mi­li­tari, pre­ve­dendo per que­ste ul­time una ri­du­zione corrispondente;

b) la de­sti­na­zione di una quota parte, pari a 2 mi­liardi di Euro/ anno, delle ri­sorse de­ri­vanti dalla lotta all’elusione e all’evasione fiscale;

c) la de­sti­na­zione dei fondi de­ri­vanti dalle san­zioni emesse in vio­la­zione delle leggi di tu­tela del pa­tri­mo­nio idrico;

d) la de­sti­na­zione di una quota parte, non in­fe­riore al 10%, dell’I.V.A. ap­pli­cata sul com­mer­cio delle ac­que minerali;

e) l’allocazione di una quota an­nuale delle ri­sorse de­ri­vanti dall’introduzione di una tassa di scopo re­la­tiva al pre­lievo fi­scale sulla pro­du­zione e l’uso di so­stanze chi­mi­che in­qui­nanti per l’ambiente idrico;

  1. Il Go­verno è de­le­gato a adot­tare, en­tro no­vanta giorni dalla data di en­trata in vi­gore della pre­sente legge, un de­creto le­gi­sla­tivo di de­fi­ni­zione della tassa di scopo di cui al comma 1, let­tera e .

  2. Le ri­sorse de­sti­nate da­gli Enti Lo­cali al fi­nan­zia­mento del ser­vi­zio idrico in­te­grato, se­condo le mo­da­lità di cui alla pre­sente legge, non rien­trano nei cal­coli pre­vi­sti dal patto di sta­bi­lità in­terno pre­vi­sto dalla Legge Fi­nan­zia­ria annuale.

Ar­ti­colo 13 (Abrogazione)

  1. Sono abro­gate tutte le di­spo­si­zioni in­com­pa­ti­bili con la pre­sente legge.


Io voto [Il video]

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«Io voto», lo spot per i re­fe­ren­dum» [ 3 min 09 s | 19,87 MB ]

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