[articolo pubblicato su Il Riformista — 10/2010]
Brescia ci querela col socio dell’assessore. Carrocciopoli. La Provincia attacca l’inchiesta del Riformista. Ma, al posto dell’avvocatura dell’Ente, spunta un altro legale. Con tanto di conflitto d’interessi.
l’inchiesta su Carrocciopoli
La Provincia di Brescia ha deciso di querelare il Riformista per l’inchiesta su Carrocciopoli. La «leonessa» ruggisce. Con un avvocato ad assessorem.
Addì 27 settembre 2010 la giunta provinciale, «riunitasi nella sala delle adunanze alle ore 15.00», premette che «sono stati pubblicati articoli recanti informazioni lesive della dignità e del prestigio della Provincia di Brescia su internet dal gruppo di cittadini denominato Tempo Moderno, ripresi dal giornale il Riformista a partire dal 16 settembre 2010 e con successive pubblicazioni». E visto che «risulta necessario tutelare le ragioni dell’Ente tramite apposite iniziative giudiziarie», delibera «di intraprendere ogni utile iniziativa giudiziaria avverso tali pubblicazioni» e «di demandare a successivo provvedimento l’individuazione del professionista incaricato».
Ma anche dietro l’intenzione della Provincia di Brescia di trascinare in tribunale il Riformista si nasconde qualche “stranezza”.
«Concorso in Provincia, è pronta la querela», titolava ieri mattina il quotidiano Bresciaoggi. Il mistero delle cinque «fanciulle padane» (su 700 domande) vincitrici di un concorso pubblico — sollevato dal Riformista il 16 settembre — aveva scatenato una guerra politica. Tanto che il presidente della provincia di Brescia, il leghista Daniele Molgora, aveva spavaldamente accolto la richiesta del Pd di istituire una commissione d’inchiesta. E invece nulla. La commissione d’inchiesta finisce nel dimenticatoio e lascia il posto a una querela. Ma anche dietro l’intenzione della Provincia di Brescia di trascinare in tribunale il Riformista si nasconde qualche “stranezza”. Qualche “coincidenza”, diciamo così, simile a quelle che avevano caratterizzato l’iter del concorso incriminato.
Domanda número uno
Domanda número uno: perché nella delibera non viene spiegato in che cosa consisterebbe la lesione della dignità e del prestigio dell’Ente né quali espressioni sono considerate diffamatorie? E soprattutto, domanda numero due: perché la Provincia di Brescia — che ha un avvocatura con tre avvocati, un praticante e un paio d’impiegate — deve incaricare un professionista esterno per querelare il Riformista?
Il mistero s’infittisce
Il mistero s’infittisce quando spunta una seconda delibera in cui manca persino il parere di regolarità tecnica del responsabile dell’avvocatura provinciale, Magda Poli, che viene sostituito da quello del direttore dell’Area affari generali, Innocenzo Sala. È la delibera che ha per oggetto «il conferimento incarico al legale». Individuato nell’«avvocato Giorgio Zanelli del Foro di Brescia, specializzato in diritto penale». Tremila euro «salvo conguaglio», si legge nel testo redatto dopo la giunta del 4 ottobre e via, tutti ai posti di combattimento in vista della querela.
L’avvocato incaricato dalla Provincia di Brescia di trascinare in tribunale l’inchiesta giornalistica su «Carrocciopoli» sarà senz’altro un abilissimo penalista. Ma nel palmares di Giorgio Zanelli c’è anche dell’altro. Infatti il suo nome figura nella lista dei partner dell’impresa di consulenza «Studio Bontempi srl di Orsolo (Bs)», tra i cui titolari c’è Giorgio Bontempi. Quest’ultimo, però, non è un semplice commercialista. Tutt’altro. È l’assessore provinciale alle Attività produttive. Leghista, ovviamente.
Oltre al ruolo di assessore, il leghista Giorgio Bontempi, che evidentemente è uno stakanovista, vanta incarichi in numerose società che hanno molto a che fare con l’amministrazione provinciale. Tra queste c’è anche il consorzio Concentrica consulting srl, di cui l’assessore è addirittura il presidente. E indovinate chi siede nel consiglio d’amministrazione del consorzio? Proprio lui, Giorgio Zanelli. L’avvocato incaricato dalla provincia di Brescia di portare il Riformista e Tempo Moderno in tribunale. D’altronde, chi meglio dell’«amico» di un assessore può tutelare il buon nome dell’Ente?
C’è solo un piccolo, piccolissimo, problema.
C’è solo un piccolo, piccolissimo, problema. Una quisquilia, nulla di più. Come annota l’avvocato Lorenzo Cinquepalmi, coordinatore del gruppo di cittadini Tempo moderno e dirigente del Psi di Brescia, «bisognerebbe dare un’occhiata al Testo unico degli Enti Locali». In particolare al comma 2 dell’articolo 78. «Gli amministratori (e quindi anche un assessore provinciale, ndr) devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri o di loro parenti o affini sino al quarto grado». E quindi, visto che l’avvocato Zanelli è partner dello «Studio Bontempi srl», probabilmente l’assessore Giorgio Bontempi non avrebbe dovuto partecipare alla votazione sul conferimento al suo incarico. Ma, come si evince dal verbale di seduta del 4 ottobre 2010, l’assessore Giorgio Bontempi non solo ha partecipato alla votazione. Ma avrebbe addirittura votato a favore.
Morale della favola? A Roma c’è un premier sospettato di farsi le leggi ad personam. A Brescia c’è la Provincia che querela rivolgendosi a un avvocato ad assessorem. E Carrocciopoli continua.
Altri articoli su: Carrocciopoli, Enti Locali, Lega Ladrona, Provincia di Brescia