Acqua pubblica — la storia dell’acqua in bottiglia [1 video]

La storia dell'acqua in bottiglia

An­nie Leo­nard rac­conta come l’acqua del ru­bi­netto è di­ven­tata l’oro blu, come le aziende hanno la­vato il cer­vello ai cit­ta­dini sul di­ritto all’acqua pub­blica, creando un pro­dotto che le ar­ric­chi­sce e priva i cit­ta­dini di un di­ritto fon­da­men­tale che li spetta, e che in­vece molti cre­dono di do­ver com­prare. Come ci sono riu­scite? Guar­date un po’.


Ac­que che dan­neg­giano l’ambiente

Ac­que sa­lu­tari, pure, e cri­stal­line. Una pro­messa tutta na­tu­rale, che però dan­neg­gia l’ambiente. Lo af­ferma uno stu­dio che mo­stra come sce­gliendo l’acqua di casa ri­spetto a quella im­bot­ti­gliata gli ita­liani ri­spar­mie­reb­bero an­nual­mente l’emissione di 9000 ton­nel­late di CO2.

Primi in Eu­ropa, se­condi al mondo. Non un pri­mato di co­scienza am­bien­tale ma quello del con­sumo pro ca­pite d’acqua im­bot­ti­gliata. Sono i dati che emer­gono da un rap­porto della Be­ve­rage Mar­ke­ting Cor­po­ra­tion, se­condo cui nel 2009 gli ita­liani hanno con­su­mato in me­dia 192 li­tri di ac­qua mi­ne­rale a te­sta. Un va­lore che ci pro­ietta al top della clas­si­fica dei dieci paesi più at­tratti dall’acqua in bot­ti­glia. Siamo sotto solo al Mes­sico (234 li­tri pro ca­pite) e so­pra agli ari­dis­simi Emi­rati Arabi (151 litri).

Per il no­stro paese si può par­lare di una ri­vo­lu­zione cul­tu­rale, vi­sto che «nel 1980 cioè prima della crea­zione di un reale mer­cato na­zio­nale di ac­qua im­bot­ti­gliata, il con­sumo me­dio era di 47 li­tri an­nui», spie­gano la chi­mica Va­len­tina Nic­co­lucci e i col­le­ghi del Gruppo di Eco­di­na­mica dell’Università de­gli Studi di Siena. «Que­sto si­gni­fica che gli ita­liani hanno cam­biato abi­tu­dini in meno di trent’anni».

Ma per­ché ser­virsi al su­per­mer­cato piut­to­sto che di­ret­ta­mente a casa propria?

Ma per­ché ser­virsi al su­per­mer­cato piut­to­sto che di­ret­ta­mente a casa pro­pria? È un fe­no­meno che Nic­co­lucci lega a un fat­tore eco­no­mico: «Da noi l’acqua in bot­ti­glia co­sta poco ri­spetto ad al­tri paesi». Il prezzo è crol­lato ap­punto ne­gli ul­timi de­cenni con l’introduzione delle bot­ti­glie in PET, ma il mer­cato ri­mane uno dei più fio­renti ed ag­gres­sivi. Inol­tre, con­ti­nua la ri­cer­ca­trice se­nese, «l’acqua in bot­ti­glia è con­si­de­rata più ‘si­cura’, esente da con­ta­mi­na­zioni va­rie, e più buona». Ma si tratta forse più di nuove stra­te­gie pub­bli­ci­ta­rie per pro­muo­vere le be­vande con­fe­zio­nate, che di realtà.

L’acqua con­fe­zio­nata è pre­sente su quasi ogni ta­vola ita­liana ma co­sta da 500 a 1000 volte di più ri­spetto a quella pub­blica, e in­quina l’atmosfera. Lo af­fer­mano Nic­co­lucci e col­le­ghi nello stu­dio ap­pena pub­bli­cato sulla ri­vi­sta En­vi­ron­men­tal Science & Po­licy. Il team se­nese ha ela­bo­rato i va­lori di Im­pronta di Car­bo­nio delle ac­que mi­ne­rali ri­spetto a quella che scorre ne­gli ac­que­dotti pub­blici. L’impronta di car­bo­nio è la mi­sura delle emis­sioni di gas serra cau­sate di­ret­ta­mente o in­di­ret­ta­mente da pro­dotti in­du­striali dell’intera fi­liera pro­dut­tiva, com­presi la pro­du­zione de­gli im­bal­laggi e il trasporto.

Pren­dendo il caso di Siena (55mila abi­tanti), i ri­cer­ca­tori hanno con­fron­tato sei im­por­tanti pro­dut­tori di ac­qua mi­ne­rale ri­spetto all’ac­qua pub­blica. L’impronta di car­bo­nio della bot­ti­glia su­pera di 250 volte quella dell’acquedotto. Il 46% delle emis­sioni va nella pro­du­zione della bot­ti­glia in PET.

Dis­se­tarsi con l’acqua di casa sa­rebbe al­lora una op­zione per l’ambiente. Per esem­pio, «sce­gliendo l’ac­qua pub­blica gli abi­tanti di Siena ri­spar­mie­reb­bero l’emissione di 9000 ton­nel­late di CO2 all’anno», con­clude il rap­porto. Una ci­fra che da sola po­trebbe dire poco, ma che, fanno no­tare gli au­tori, «equi­vale a emis­sioni di 5000 au­to­mo­bili che co­pris­sero cia­scuna 15mila chi­lo­me­tri in un anno.»

An­che il mito della qua­lità è da sfatare

An­che il mito della qua­lità è da sfa­tare. In­fatti un con­fronto su cam­pioni di «mi­ne­rale» e «ac­que­dotto pub­blico» della Uni­ver­sità di Ca­gliari di­mo­stra che pur con bi­lanci ri­dotti all’osso (sia per la co­stru­zione di nuovi ac­que­dotti che per la ma­nu­ten­zione dei vec­chi), il ser­vi­zio pub­blico è an­cora a basso co­sto e spesso ec­cel­lente. Nello stu­dio, pub­bli­cato sulla ri­vi­sta Jour­nal of Food Com­po­si­tion and Ana­ly­sis, si legge che «i ri­sul­tati su­gli ac­que­dotti cam­pione in Ita­lia mo­strano un buon adem­pi­mento dei li­miti fis­sati dalla Or­ga­niz­za­zione Mon­diale della Sa­nità (OMS) per i me­talli pe­santi nell’acqua po­ta­bile». Vi­ce­versa, non tutte le mi­ne­rali ana­liz­zate erano così pure come di­chia­ra­vano. Un quinto dei cam­pioni di que­ste ul­time con­te­ne­vano in­fatti ele­menti in­de­si­de­rati (quali sol­furi, ar­se­nico e com­po­sti azo­tati e clo­rati) che ec­ce­de­vano i li­miti di legge e quelli dell’OMS. «Le ac­que in bot­ti­glia non sono sem­pre su­pe­riori ri­spetto a quelle pubbliche».

In­somma, at­tratti da pub­bli­cità che pro­met­tono ac­que cri­stal­line, «bat­te­rio­lo­gi­ca­mente pure», dalle «pro­prietà te­ra­peu­ti­che», il lusso delle mi­ne­rali si pa­gherà poi in danni am­bien­tali. «La scelta dei con­su­ma­tori di bere ac­qua in bot­ti­glia ha ri­per­cus­sioni im­por­tanti sul bi­lan­cio delle emis­sioni di un paese», con­clude Nic­co­lucci. «An­che per que­sto oc­cor­re­rebbe fare in modo che l’acqua pub­blica sia un bene co­mune, per­ché la dif­fe­renza di prezzo ri­spetto all’acqua in bot­ti­glia ri­flette an­che quella in ter­mini di emissioni».

[Fonte e co­py­right: J. Pa­sotti — La Re­pub­blica — Roma]

[Ar­chi­viato in ACQUA PUBBLICA]


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3 comments for “Acqua pubblica — la storia dell’acqua in bottiglia [1 video]

  1. Teo S.
    17/04/2011 at 13:51

    Il punto è pro­prio que­sto… I soldi spre­cati per im­bot­ti­gliare l’acqua po­treb­bero es­sere spesi per mi­glio­rare le reti idriche!

    >  |  »  |  Ri­spondi  |  Cita
  2. Maria
    17/04/2011 at 14:31

    Ot­timo ser­vi­zio. E com­pli­menti alla dop­pia­trice, molto brava, mi piace so­prat­tutto per il sim­pa­tico ac­cento ro­mano! Brava.

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  3. Maurizio M
    28/05/2011 at 14:23

    Mi chiedo, ma per­che’ i co­muni, le re­gioni e lo Stato non in­forma il cit­ta­dino della qua­lita’ dell’acqua da ac­que­dotto pub­blico e delle ana­lisi fatte su ac­que «sante» in bot­ti­glia? Abito in da­ni­marca e an­che qui’ in­for­mano i cit­ta­dini da­nesi di bere l’acqua dalla bot­ti­glia quando si vi­si­tano i paesi del sud…

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