25 Aprile 2012

Discorso del rappresentante Anpi alla celebrazione del 25 Aprile 212 di Toscolano Maderno

Picture 622

Buona Festa. Buon 25 Aprile.
Perché questa è e deve essere una festa vera, di impegno, ma gioiosa.
Questa giornata non dobbiamo viverla come una sterile celebrazione di legge, come un dovere civico ad esserci e basta.

Immaginiamoci in quel 25 Aprile 1945, al senso di Liberazione, appunto, che devono aver provato i protagonisti del tempo.
Poco cambia sapere che dalle nostre parti si è combattuto fino al 29, con diversi lutti, per fermare le colonne militari che ripiegavano in Germania.

Mi sento molto onorato del compito che l’Anpi provinciale mi ha assegnato, di spendere alcune parole sul senso di questa celebrazione.

##Cosa ha di speciale il 25 Aprile 1945 e perché ricordarlo dopo tanti anni?
Ripetiamo spesso che è importante conoscere e ricordare il passato, la storia, per non ripetere gli stessi errori ed impedire che si ripetano i troppi orrori di cui si è macchiato il genere umano.
Questo principio rimane spesso tale, infatti si studia poco la storia recente e ancora meno si affrontano le questioni di fondo, i motivi e le dinamiche di quello che è accaduto, per non parlare dei numerosi tentativi di falsificazione dei fatti o di confondere i ruoli.

Quel 25 aprile 1945 è un giorno importante perchè segna la completa rottura tra ciò che c’era “prima” e il “dopo” a cui si apre la strada.
Il termine “Liberazione” indica bene il senso di sollievo non solo per la fine dell’occupazione nazista, ma per la fine della guerra iniziata dal nazismo e cavalcata dal fascismo italiano.
La guerra, che è stata incredibilmente cruenta e disumana … ma tutte le guerre lo sono … riassume l’essenza malvagia dei regimi che l’hanno voluta e dei sistemi di potere che li hanno alimentati.
Quindi Liberazione indica anche il senso di sollievo per la presunta fine di quell’essenza malvagia, nella speranza di un suo ripudio perpetuo.

##Il Prima
In Italia il “prima” è rappresentato dal regime fascista che nasce, nella sua sostanza, con le Camice Nere che devastano le sedi delle organizzazioni operaie e delle istituzioni liberal democratiche, le spedizioni punitive contro i rappresentanti della cultura democratica del nostro paese.
Queste azioni simboleggiano il succo del fascismo: fare tabula rasa, zittire ogni voce critica per dare spazio al “ci pensa lui”, un’idolatria del padre padrone che nasconde in verità un sistema di potere che, con il “me ne frego” dei diritti altrui, il “me ne frego” delle regole democratiche (… la legge la dettano loro), il “me ne frego” del rispetto della vita, vuole affermare un tacito “me ne frego” alle lecite aspettative di miglioramento delle masse, al loro diritto di rivendicare l’uguaglianza nella vita sociale ed economica del paese, nella possibilità di accedere, in modo paritario, alle diverse opportunità che la vita può offrire.
Aggiungiamo a questo l’arroganza, il senso di superiorità e di impunità di chi abusa del potere, che lo stesso possa legittimare qualsiasi azione, come l’ipocrisia di affermare cose, mentre si sta facendo esattamente l’opposto.
L’ipocrisia come forma di disprezzo per gli altri, a partire dai deboli e i diversi da se.
“Ordine e disciplina” vogliono dire “sudditanza e rassegnazione”.
Il tutto con l’esibizione della forza e della violenza, usando a questo fine le istituzioni, gli apparati o le squadracce, nascondendo i propri limiti con una sciocca megalomania che porterà poi alla guerra: milioni di morti, centinaia di migliaia direttamente di nostra responsabilità.
Tanta boria nascondeva altre abitudini, riportate da diverse ricostruzioni storiche (tra gli altri vi consiglio di leggere la “Storia d’Italia nella guerra fascista” di Bocca), abitudini a cui ancora oggi dobbiamo assistere: gli intrallazzi dei gruppi di potere, la compravendita dei consensi e degli appoggi, il pensare prima all’affare che all’interesse generale che coinvolgeva politici di primo piano, funzionari, generali, molti imprenditori … che rimarrebbero scene divertenti di una commedia all’italiana, se non riguardassero invece i destini di un popolo.

##Il Dopo
Il “dopo” è la Costituzione della Repubblica Italiana, il patto sociale che segna il solco lungo il quale la nostra Comunità è chiamata a compiere un cammino di Civiltà.
La carta costituzionale individua all’art. 3 – nella prima parte dei “Principi fondamentali” – il primo compito affidato alla Repubblica:
“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Siamo all’antitesi del fascismo. Il Bene si contrappone al Male.
Al “cuore nero” i nostri padri costituzionalisti hanno posto “un cuore pulsante di vita” per la costruzione di una società giusta, libera, fatta di uomini uguali in dignità, prospettive e possibilità.
Questo è il compito che siamo chiamati a realizzare.
Perché la costituzione non rimanga solo un programma, un ideale, una speranza, bisogna adoperarsi perchè venga attuata nei molti punti spesso rimasti letta morta.

##La Resistenza
Arriviamo al fulcro del nostro interesse, a ciò che ha permesso il passaggio tra il “prima” e il “dopo” e che ha donato il proprio “cuore pulsante di vita” alle future generazioni: la Resistenza.
Tanto dolore, tanti patimenti, tante vite spezzate sono stati il prezzo di questa costituzione.
La Resistenza, l’antifascismo dei perseguitati e dei confinati e il popolo sofferente sono i protagonisti del riscatto etico e politico dell’Italia.
Vediamo quindi che la festa del 25 Aprile celebra questo riscatto, senza il quale la storia avrebbe avuto un corso diverso.

##Prendere il testimone
Giovani, a voi parlano tutti i protagonisti di quella vicenda e a voi si rivolge l’Anpi.
Non lasciate cadere il testimone che in quel 25 Aprile 1945 vi è stato idealmente consegnato da altri giovani.
E’ un testimone che vi parla di persone spesso umili e semplici, che hanno messo a disposizione la vita pur di non rinnegare la propria umanità, pur di non offuscare per timore od egoismo i valori di civiltà a cui erano spinti dal proprio animo: la solidarietà e la condivisione, che sta nel gesto del dividere il poco che si aveva; l’amicizia tra le persone e i popoli, che sta nel sacrificare la propria vita per salvarne altre, italiano o straniero che fosse; la sete di giustizia e di dignità, che sta nell’opporsi ad un regime che le negava; la richiesta di democrazia e di partecipazione popolare, che sta nei documenti politici che venivano discussi e proposti nella stampa clandestina; la ricerca di un mondo migliore, che sta nell’avversione totale alla guerra che porta solo abbruttimento e distruzione, che sta nei sogni di un’umanità solidale, pacifica e amorevole che hanno tenuto viva la speranza di quei “banditi”, come venivano chiamati, nei momenti più difficili.
E’ un testimone che vi parla anche di delusioni e di amarezze per aver percepito, fin dai primi giorni del dopo Liberazione un amaro in bocca, un presentimento negativo: che il dolore e i patimenti vissuti sulla propria pelle, e da milioni di altri cittadini, non fossero sufficienti per realizzare quei sogni.
Troppi, il giorno dopo la Liberazione, di colpo si dicevano antifascisti.

##In ricordo di Sara(#)
Per concludere, scusatemi se sono stato lungo, voglio ricordare una giovane, residente a Toscolano Maderno, deceduta poco tempo fa per un male incurabile a poco più di 30 anni: Sara.
La “piccola” Sara era una persona che non aveva rinunciato alla propria umanità, che nel proprio piccolo aveva raccolto quel testimone, gli echi di quei giovani, i loro sogni, e pensava che il futuro dipendesse anche da lei.
Se fosse vissuta in quegli anni sicuramente sarebbe stata una staffetta o sarebbe salita in montagna o avrebbe, se impossibilitata a farlo di persona, aiutato quei suoi simili rischiando anche la vita come hanno fatto migliaia di semplici persone con i nostri partigiani.
Vedete, non bisogna essere speciali per essere, nei fatti, antifascisti: bisogna incoraggiare la propria umanità.

##Invito
Allora, giovani, coraggio, prendete questo testimone e tenetelo alto.
Unitevi con un abbraccio di riconoscenza ai vostri nonni “banditi” e chiedete loro consiglio.
Smascherate i tanti che ancora oggi si comportanto come se nulla fosse accaduto, che non vogliono accettare l’impegno e le sfide dei “sogni” di quei giovani partigiani, e si fanno guidare da logiche ed arrivismi che speravamo battuti per sempre.
Oggi non si tratta di impugnare armi, ma il coraggio e la tensione interiore che dobbiamo dimostrare devono essere gli stessi.

Viva la Resistenza,
e ancora una volta, buona festa.

Antonio Bontempi rappresentante Anpi
25 Aprile 2012
Toscolano Maderno (BS)

Nota: Sara Chiarello – classe 1977

Un pensiero riguardo “25 Aprile 2012”

  1. Essere artefici del nostro futuro per creare un mondo piu’ equo.
    Questo discorso e’ intelligente distillato del vero spirito della resistenza.
    Viva i partigiani e Vivai valori che li hanno spinti in montagna..
    queti valori,come dice Bontempi,sono quantomai attuali…e potente medicina contro tutti i fascismi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *