Lo spirito della nascita dell’ Unione Europea
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di Giorgio Bocca (17 giugno 2011) Il libro di Mauro e Zagrebelsky ci ricorda l’importanza vitale della democrazia. Hanno ragione, ma l’assenza di dittatura non basta se poi soffochiamo sotto il peso dell’avidità e degli interessi personali che si sostituiscono alla ricerca del bene comune Nel loro dialogo sulla felicità della democrazia Ezio Mauro e Gustavo Zagrebelsky affermano la superiorità di…
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Si riportano alcune interviste a o di Giorgio Bocca
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La Nato attacca dei Taliban ed è l’ennesima strage di civili e bambini. Basta.
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Come i loro predecessori degli anni settanta molti giovani americani rifiutano le lusinghe del successo per abbracciare le promesse di un nuovo ritorno alla terra.
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Carl Lewis, Ambasciatore di buona volontà dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, intervistato dalla RAI.
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Ieri gli scontri di Roma, fotocopia dei fatti di Genova 2001, durante la manifestazione “United for Global Change”. Oggi le polemiche strumentali e i gridolini di piacere di chi vuole nascondere, dietro gli scontri, le ragioni profonde della protesta. In questo contesto voglio ricordare una delle ragioni della protesta, un mondo che riesce, solo nei momenti più drammatici,…
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consumo di suolo in Lombardia: la distruzione delle aree agricole continua. In Lombardia si è scesi sotto il milione di ettari agricoli disponibili.
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E’ stato il discorso di una vita, quello pronunciato da Abu Mazen di fronte a un’Assemblea Generale quasi al completo. Il discorso di una vita, nel vero senso della parola. Un’esistenza – quella di Abu Mazen – da poco iniziata quando venne anche lui travolto dalla Naqba, nel disastro dei palestinesi cacciati dalla loro terra, costretto all’esilio, a fuggire nel 1948 da Safed, un paese che ora è nel nord di Israele. Una vita che ha trovato un punto di non ritorno di fronte all’Onu, quando ha confermato la richiesta di ammissione dello Stato di Palestina come 194esimo membro delle Nazioni Unite.
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Appello di padre Alex Zanotelli per una forte riduzione delle spese militari
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Nella vita le sconfitte sono le svolte migliori. Perché costringono a pensare in modo diverso e creativo. Il credo del capo di Apple, nel suo celebre discorso a Stanford (2005).
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Era stata una strana estate. Una di quelle rare, in cui in Israele non si discuteva di Iran, di sicurezza, di Hamas e Gaza. Ma di carovita, di affitti alle stelle e di formaggio rincarato.
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Fra poco più di un mese l’Onu dovrebbe prendere una decisione sulla sua nascita. Per il Presidente Prodi «la sicurezza d’Israele né trarrebbe vantaggio»
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di Giorgio Bocca (17 giugno 2011) Il libro di Mauro e Zagrebelsky ci ricorda l'importanza vitale della democrazia. Hanno ragione, ma l'assenza di dittatura non basta se poi soffochiamo sotto il peso dell'avidità e degli interessi personali che si...
Si riportano alcune interviste a o di Giorgio Bocca
La Nato attacca dei Taliban ed è l'ennesima strage di civili e bambini. Basta.
Come i loro predecessori degli anni settanta molti giovani americani rifiutano le lusinghe del successo per abbracciare le promesse di un nuovo ritorno alla terra.
Carl Lewis, Ambasciatore di buona volontà dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura, intervistato dalla RAI.
E’ tanto tempo che mi chiedo come mai sul tema guerra/eserciti non ci sia mai stata una campagna nazionale unitaria e generale per un disarmo unilaterale.
Ci sono campagne per la riduzione delle spese militari, contro alcune basi, per il controllo del commercio delle armi, pratiche come l’obiezione alle spese militari o altro. Tutte iniziative che non affrontano di petto il sistema militare vigente in Italia, ma solo proposte di contenimento. Quasi sempre non coördinate.
Parlo di Italia perchè prima di pensare al Mondo dovremmo pensare a noi stessi.
Il pensiero che mi “frulla” nella testa è il seguente: “… fin quando ognuno di noi non si scandalizzerà per chi ostenta e sostiene l’uso delle armi per la risoluzione dei conflitti internazionali o nazionali le Guerre non saranno un terribile ricordo del passato, ma un eterno presente.“
Ogni volta le Guerre vengono definite giuste e agli eserciti vengono creati alibi di ferro per poter intervenire da eroi giusti che combattono il male.
Abbiamo constatato che è avvenuto sempre al di fuori del principio di leggittima difesa. Il nostro articolo 11 della Costituzione.
Quindi il ragionamento è semplice.
Per questo avevamo fatto girare in rete un appello “…VOI CHE POTETE perchè non proponete e concordate (associazioni, partiti, singoli cittadini, ecc) una CAMPAGNA NAZIONALE per chiedere che in Italia l’esercito venga riconvertito, TUTTO, in un soggetto CIVILE dedito alla cooperazione internazionale, protezione civile, ecc (pensiamo ai reparti del genio militare, personale medico, mense di campo, trasporti, comunicazioni, ecc.) ? “
Parafrasando l’Art. 9 della Costituzione Giapponese (non rispettato in patria … ma questa è un’altro problema) si potrebbe proporre una modifica costituzionale rendendo pienamente coerente e cogente il nostro art. 11, modificandolo così:
“Il popolo Italiano rinuncia per sempre alla guerra come diritto sovrano della nazione e alla minaccia di un uso della forza per risolvere le dispute internazionali. I potenziali di forze terrestri, aeree o navali saranno smantellati e riconvertiti in un servizio Civile di cooperazione internazionale“.
Immaginiamo dei dialoghi, tra i tanti possibili, per arrivare a convincerci che la soluzione all’esistenza degli eserciti, è solo una, la loro eliminazione.
Gino: - Esistono Guerre giuste?
Pino: - … se guardiamo ai nostri TG le nostre sono sempre giuste.
Gino: - Tutte le Guerre sono giuste per chi le fa. … Chi la vince né avrà la certezza.
Gino: - Siamo contro la pena di morte, perchè crediamo che uno Stato non possa rispondere alla morte con la morte. Perchè non applichiamo lo stesso principio alle Guerre?
Pino: - Perchè, ci dicono, servono a prevenire altre morti. Mentre la pena di morte è un atto di vendetta.
Gino: - Allora se guardiamo alla Guerra come strumento di legittima difesa o di contenimento di armate che spargono morte, dovremmo riconoscere il diritto di tutti gli stati alla rincorsa agli armamenti, perchè solo armandosi ci si può garantire questo diritto di difesa, di dissuasione o repressione del “pericolo esterno”. Questo diritto dovremmo garantirlo a tutti !
Pino: - No, perchè noi siamo i buoni. Solo i cattivi devono disarmarsi.
Gino: - Mi sembra prepotente ed arrogante questa pretesa di decidere chi siano i buoni (che si possono armare) e i cattivi (che non lo possono fare)… Così ragionando ci invischiamo in una logica senza uscita. E’ come voler dissuadere eventuali piromani accatastando taniche di benzina in un bosco.
Lino (figlio di Gino): - Quindi, se si è pacifisti, non rimane che chiedere di togliere la benzina da quelle taniche e metterci dell’acqua. Riconvertiamo gli eserciti. Partiamo dal nostro per dimostrare che è possibile.
E’ vero. Riconvertiamo il nostro esercito per liberare enormi risorse economiche e tecniche per fare del bene, in modo autentico. E il bene porta sempre altro bene, anche a chi lo fa.
A questa proposta, a parte categorici “non è possibile farlo” vi è stata una risposta interessante:
proposta tosta, ci si è provato già in modi diversi. Il problema è cosa fare in caso di attacco militare al nostro paese, perchè gli altri non starebbero facilmente a guardare …
E’ proprio questo il punto.
Le risposte sono due:
1) Fin quando non si farà seriamente prevenzione, come in tutti gli altri campi in cui si usa questo termine, le degenerazioni saranno sempre numerose.
In questo tema si ricollegano le campagne per il controllo del commercio delle armi, il disarmo mondiale (partendo da casa nostra), sostegno ai processi democratici autentici, per politiche non ipocrite, ma basate su principi di giustizia e non di potere, ecc, ecc.
Quando una guerra scoppia è troppo tardi per intervenire.
2) La seconda è una risposta che dobbiamo dare prima a noi stessi.
Se prendiamo l’ipotesi di mantenere un esercito per la difesa militare, lo dobbiamo mantenere efficiente, quindi moderno e agressivo. Quindi dobbiamo investire.
In tal senso un esercito che si limiti ad operare solo sul proprio territorio, nelle guerre moderne, non è efficace come strumento di difesa.
Attaccare il nemico prima che lo faccia lui è difesa.
Impedire al nemico di armarsi, anche con la forza, è difesa.
Impedire al nemico solo di pensare ad attaccarci è difesa…. Il controllo politico è difesa.
… ogni nefandezza può essere giustificata come atto di difesa …
La risposta che chi scrive da non si basa su valori morali, ma etici e in parte utilitaristici.
Il popolo italiano non è mai stato un popolo guerriero: eravamo fortemente contrari alla prima e alla seconda guerra mondiale. Il régime è caduto su questo.
Non sappiamo essere duri, sistematici, agire senza farci domande.
Quindi è meglio rinunciarci e “venderci” per quello che sappiamo fare: allegria, ingenio, fantasia, umanità.
La parte etica della faccenda è che diamo il buon esempio.
La parte utilitaristica è che nel ruolo di mediatori e cooperanti abbiamo solo da guadagnarci in tutti i settori e sensi.
Se ci attaccano? Facciamoci invadere. Meno distruzioni e morti.
Quando saranno qui, li convertiremo alla mozzarella, alla polenta, all’allegria.
Se non sarà sufficiente boicotteremo, faremo guerriglia (ecco perchè la mia posizione personale non può essere morale, di non violenza assoluta).
Non credo che oggi, nel momento in cui l’economia non ha bisogno della gurra per controllare i paesi, ci sia il pericolo di essere invasi da popoli stranieri.
E’ molto più produttivo e utile sottomettere un paese europeo dal punto di vista economico.
Piegarlo al proprio volere politico con gli strumenti “civili”, da alleato, non da conquistato.
Ognuno di noi deve trovare una posizione personale che deve essere generale e coerente.
Poi però si devono unire le forze per ottenere dei risultati e rompere gli schemi mentali consolidati che vedono in tutto ciò che è militare una “cosa un po’ sporca ma necessaria ed eroica“
Si dice: “C’è già l’art. 11 della nostra Costituzione che impedisce l’uso improprio del nostro esercito”.
Se guardiamo agli ultimi conflitti a cui abbiamo partecipato non si vede un solo esempio di guerra che potesse rientrare nel concetto di legittima difesa del nostro Stato.
Quindi affermiamo con convinzione e senza remora che consideriamo gli eserciti (dal Generale al soldato semplice) strumento di morte istituzionalizzata, chi fabbrica armi da guerra (dal direttore all’operaio) strumento di morte industrializzata.
Ogni risorsa e spesa militare è sprecata in modo ignobile.
Non mi imbarazza dirlo.
Antonio
Ultima prima della “stampa” dell’articolo.
Questa associazione … link … propone un discorso simile con la campagna “articolo 9 della Costituzione Giapponese per tutti”
Forse non siamo pazzi.